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La malattia da graffio di gatto: cos’è e come comportarsi

La malattia da graffio di gatto è una zoonosi diffusa in tutto il mondo.

L’agente responsabile è la Bartonella henselae, bacillo Gram negativo di cui se ne conoscono due tipi (tipo 1 e tipo 2). L’infezione si trasmette all’uomo tramite un morso o un graffio. 
Il principale segno clinico è la linfadenopatia (ingrossamento dei linfonodi) che compare di solito entro 15 giorni dal graffio.

Più dell’80% dei linfonodi interessati, arrossati e dolenti, sono localizzati al capo, al collo e agli arti. La maggior parte (80-90%) ritorna alla normalità entro 2-6 mesi. Fino a 10 giorni dopo il contatto con il felino, nel punto di inoculazione compare una papula, che può persistere per giorni o settimane, guarendo senza lasciare esiti cicatriziali.

Oltre il 90% dei pazienti ricorda, in anamnesi, un graffio o anche un morso di un gatto sano (di solito un gattino).

Sintomi

La sintomatologia comprende malessere generale, cefalea, febbricola, mancanza di appetito, prostrazione fisica.

Diagnosi

La diagnosi è eminentemente clinica e l’anamnesi risulta fondamentale. Le indagini di laboratorio si basano essenzialmente su: emocoltura, test sierologici, esame diretto del materiale bioptico linfonodale (con il metodo dell’impregnazione argentica di Warthin-Starry) e metodi molecolari come la PCR (polymerase chain reaction).

La diagnosi differenziale si pone con mononucleosi infettiva, micobatteriosi tipiche o atipiche, tularemia, brucellosi, toxoplasmosi, ecc.

Cosa fare

La terapia è principalmente sintomatica poiché la malattia, di solito, regredisce spontaneamente entro 2-6 mesi. E’ consigliabile comunque disinfettare la ferita con comuni antisettici.

Tuttavia, in casi di maggiore gravità e nel caso in cui vi sia interessamento sistemico, appare lecito l’utilizzo di alcuni antibiotici come: rifampicina, ciprofloxacina, gentamicina, cotrimossazolo, claritromicina ed azitromicina.

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